lunedì 26 gennaio 2015

Alda Merini e le sue donne...


Care lettrici, cari lettori,

conoscete la poetessa Alda Merini? 
Una donna complicata, un’autrice difficile, spesso incompresa o non apprezzata, strana nei suoi versi incisivi e forti come un colpo di cannone, diretti lì, al cuore.
Ecco, lei ha scritto delle parole bellissime sulle donne, sapete? Su di lei, su di noi e su di voi.
Ed è con queste parole che stasera vi saluto dandovi uno spunto per riflettere prima di andare a letto. Con la musica e la bellezza delle strofe di Alda, con la sua sincerità da donna a donna, con la sua schiettezza e con la sua dolce poesia tutta al femminile per ricordarci sempre di quanto siamo importanti, ogni giorno un po’ di più.


A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, 
matrice del paradiso
sei un granello di colpa 
anche agli occhi di Dio malgrado 
le tue sante guerre per l'emancipazione. 
Spaccarono la tua bellezza 
e rimane uno scheletro d'amore 
che però grida ancora vendetta 
e soltanto tu riesci ancora a piangere, 
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, 
poi ti volti e non sai ancora dire 
e taci meravigliata 
e allora diventi grande come la terra 
e innalzi il tuo canto d'amore.




Un regno tutto tuo

C'è un regno tutto tuo
che abito la notte
e le donne che stanno lì con te
son tante, amica mia,
sono enigmi di dolore
che noi uomini non scioglieremo mai.
Come bruciano le lacrime
come sembrano infinite
nessuno vede le ferite
che portate dentro voi.
Nella pioggia di Dio
qualche volta si annega
ma si puliscono i ricordi
prima che sia troppo tardi.
Guarda il sole quando scende
ed accende d'oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole.
E se passa il temporale
siete giunchi ed il vento vi piega
ancor più forti voi delle querce e poi
anche il male non può farvi del male.
Una stampella d'oro
per arrivare al cielo
le donne inseguono l'amore.
Qualche volta, amica mia,
ti sembra quasi di volare
ma gli uomini non sono angeli.
Voi piangete al loro posto
per questo vi hanno scelto
e nascondete il volto
perché il dolore splende.
Un mistero che mai
riusciremo a capire
se nella vita ci si perde
non finirà la musica.
Guarda il sole quando scende
ed accende d'oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole
dopo il buio ancora il sole.
E se passa il temporale
siete prime a ritrovare la voce
sempre regine voi
luce e inferno e poi
anche il male non può farvi del male. 






Mi sono innamorata

Mi sono innamorata
delle mie nari che succhiano la notte
delle mie stesse ali d'angelo,
mi sono innamorata di me
e dei miei tormenti.
Un erpice che scava dentro le cose,
o forse fatta donzella  
ho perso le mie sembianze.
Come sei nudo, amore,
nudo e senza difesa:
io sono la vera cetra
che ti colpisce nel petto
e ti dà larga resa.







Donna al pianoforte

Io ti ho vista seduta al pianoforte
e mi sei parsa un angelo, una vergine    
di certissimo aspetto – come fossi
oggi cresciuta lì su quelle soglie
di sveltissima musica, o fermento
bello di donna dalle dritte spalle
cui le dite di angelo racchiuso
hanno impresso una curva di mistero
mentre che all’apparenza nei gioivi
profondamente come in veste nuova.
E noi tutti di te ripensavamo
cose profonde e più miracolosa
che una vetta di sogno la tua dolce
cara presenza ci scioglieva i nodi
dentro il sangue del male e sollevava
la nostr’aria nel palpito felice
dei tuoi biondi finissimi capelli.








Sorridi donna

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà:
un bacio di mamma
un battito d’ali
un raggio di sole per tutti.





Ci rivediamo alle prossime poesie!!!!
A presto,
Chiara

domenica 18 gennaio 2015

Di nuovo...In cucina con Chiara!!!


Care lettrici, cari lettori,

ormai sapete della mia passione per i dolci (credo abbiate capito!) e del mio entusiasmo nel prepararli e nel mettermi alla prova con ricette sempre nuove.

Ieri era il compleanno di una mia amica e, su precisa richiesta, ho realizzato una torta con la cannella. E' un ingrediente un po' particolare, dal gusto abbastanza deciso, che non sempre va d'accordo con qualsiasi impasto.
Cercando qua e là ho trovato un abbinamento molto interessante, che mi ha soddisfatto moltissimo : arancia e cannella.

Ed ecco che ha preso vita la mia cheesecake arancia e cannella. E' molto semplice da fare e non richiede un livello culinario elevato. Tranquille, è per tutte!
Ora vi spiego accuratamente il procedimento...


CHEESECAKE ARANCIA E CANNELLA

Ingredienti per la base (per una tortiera da 24 cm) : -Biscotti Digestive 200 gr -Burro fuso 100 gr
Ingredienti per la crema : -Philadelphia classico due vaschette da 250 gr -Zucchero semolato 150 gr -Arance da spremere (2 o 3 a seconda delle dimensioni) per ottenere 150 ml di succo -Panna da montare (fresca liquida) 200 ml -Colla di pesce 10 gr

Procedimento :  Per preparare la cheesecake arancia e cannella iniziate dal fondo: mettete i frollini nel mixer e tritateli finemente. Sciogliete il burro in un pentolino e nel frattempo mettete i biscotti sminuzzati in una ciotola. Poi aggiungete a poco a poco il burro sciolto, amalgamando per bene il tutto. Imburrate una tortiera del diametro di 24 cm, ritagliate un disco di carta forno dello stesso diametro del fondo della tortiera e due strisce della stessa altezza dei bordi e foderate la tortiera facendo aderire bene la carta da forno senza lasciare pieghe o increspature.Versate i biscotti sbriciolati nella tortiera e con l'aiuto di un cucchiaio distribuite i frollini creando una base compatta. Lasciate raffreddare il composto in frigorifero per mezz’ora. Nel frattempo è ora di dedicarsi al ripieno : mettete il Philadelphia nel robot e aggiungete lo zucchero azionando le fruste a velocità moderata, in modo da amalgamare bene il tutto.Pian piano versate il succo d'arancia, sempre mantenendo azionate le fruste, e un cucchiaino e mezzo di cannella (attenzione a non metterne troppa!).Intanto mettete la colla di pesce ad ammorbidire in acqua fredda per 10 minuti, poi, una volta che avrà acquisito una consistenza gelatinosa, strizzatela bene e scioglietela in due cucchiai di panna calda. Unite la panna con la gelatina alla crema di Philadelphia. Infine montate a neve la restante panna e aggiungete anche questa alla crema, mescolando lentamente dal basso verso l'alto. Il composto dovrà risultare spumoso ma senza grumi, non troppo liquido e non troppo basso di spessore, una volta versato nella tortiera.Togliete dal frigo la base di frollini, ormai ben rassodata, versate sopra la crema, livellatela con un cucchiaio e riponete la cheesecake in frigorifero per almeno 4 ore, in modo che si compatti bene (ancora meglio una notte intera).Per finire potete guarnire la superficie della cheesecake con scorze di arance candite e con un pizzico di cannella al centro.


N.B. La cheesecake arancia e cannella si conserva in frigorifero, coperta con una pellicola trasparente, per 3-4 giorni. Oppure potete congelarla, anche dividendola in porzioni, negli appositi contenitori. Ricordatevi poi, nel secondo caso, di scongelarla lentamente in frigorifero prima di mangiarla.


Ecco la mia cheesecake...


Aspetto le vostre foto, amiche!!!! Forza, non siate timide, vedrete, sarà divertente!
Alla prossima ricetta :)
Chiara

mercoledì 7 gennaio 2015

Lettere d'amore di uomini illustri

Care amiche, il post di oggi sarà veramente commovente.
Oggi viaggeremo nel tempo, un viaggio che ci porterà a conoscere gli innamorati del passato, coloro che non avevano facebook o gli sms o whatsapp o internet a cui chiedere 'le più belle frasi d'amore da dedicare al proprio amore'.
Leggeremo le lettere che grandi artisti, compositori, poeti..insomma grandi uomini della storia hanno scritto alle proprie amate, con in mano una penna e la sola forza del proprio cuore e dei propri sentimenti.
Vi anticipo che mentre leggevo queste lettere ho dovuto fare una pausa e prendere fiato, ci sono parole così piene di significato, piene di vita. Mi sembrava di vivere esattamente ciò che provava l'intestatario, stupendo!





Questa lettera fu scritta dal poeta Charles Baudelaire per colei che fu sua musa e amante per lungo tempo: Jeanne Duval.



''Lasciami respirare a lungo, a lungo, l’odore dei tuoi capelli. affondarvi tutta la faccia, come un assetato nell'acqua di una sorgente, e agitarli con la mano come un fazzoletto odoroso, per scuotere dei ricordi nell'aria.
Se tu sapessi tutto quello che vedo! Tutto quello che sento! Tutto quello che intendo nei tuoi capelli! La mia anima viaggia sul profumo come l'anima degli altri viaggia sulla musica.
I tuoi capelli contengono tutto un sogno, pieno di vele e di alberature: contengono grandi mari, i cui monsoni mi portano verso climi incantevoli, dove lo spazio è più bello e più profondo, dove l’atmosfera è profumata dai frutti. dalle foglie e dalla pelle umana.
Nell'oceano della tua capigliatura, intravedo un porto brulicante di canti malinconici, di uomini vigorosi di ogni nazione e di navi di ogni forma, che intagliano le loro architetture fini e complicate su un cielo immenso dove si abbandona il calore eterno.
Nelle carezze della tua capigliatura, io ritrovo i languori delle lunghe ore passate su un divano, nella camera di una bella nave, cullate dal rullio impercettibile del porto, tra i vasi da fiori e gli orcioli che rinfrescano.
Nell'ardente focolare della tua capigliatura, respiro l’odore del tabacco, confuso a quello dell’oppio e dello zucchero: nella notte della tua capigliatura, vedo risplendere l’infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive lanuginose della tua capigliatura, mi inebrio degli odori combinati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco.
Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi.''





La prossima lettera è stata trovata nell'armadio del grande compositore Ludwig van Beethoven, dopo la sua morte e non è mai stata inviata. Gli storici hanno cercato di scoprire a chi fosse destinata ma purtroppo non sono riusciti nel loro intento, in ogni caso è una lettera molto dolce. 

         ''6 luglio, di mattina
Mio angelo, mio tutto, mio io. Solo poche parole per oggi e addirittura a matita (con la tua) — Non sarò sicuro del mio alloggio sino a domani; che inutile perdita di tempo è tutto ciò! — Perché quest'angoscia profonda, quando parla la necessità — il nostro amore può forse durare senza sacrifici, senza che ciascuno di noi pretenda tutto dall’altro; puoi tu mutare il fatto che tu non sei tutta mia, io non sono tutto tuo? — Oh, Dio!, rivolgi il tuo sguardo alla bella Natura e da’ pace al tuo animo per ciò che deve essere — L’amore esige tutto e ben a ragione, così è di me per te, di te per me — Ma tu dimentichi così facilmente che io debbo vivere per me e per te. Se fossimo completamente uniti, tu sentiresti questa dolorosa necessità, tanto poco quanto la sento io - Il viaggio è stato orribile. Sono arrivato qui soltanto ieri mattina alle quattro.
Siccome c’erano pochi cavalli, la diligenza ha scelto un altro itinerario; ma che strada orribile! Alla penultima stazione mi hanno sconsigliato di viaggiare di notte, hanno cercato di ispirarmi paura d’un bosco ma ciò non è servito ad altro che a spronarmi — e ho avuto torto.
La vettura ha finito con lo sfasciarsi su quell’orribile strada, un semplice sentiero di campagna senza fondo. Se non avessi avuto quei due postiglioni, sarei rimasto per strada — Per l’altra strada, quella solita, Esterhàzy con otto cavalli ha avuto la stessa sorte che io con quattro — Tuttavia, in un certo senso la cosa mi ha anche fatto piacere, come succede ogni volta che supero felicemente qualche ostacolo — Ora voglio passare in fretta dagli eventi estrinseci a quelli intimi. Confido che ci vedremo presto; ed anche oggi mi manca il tempo per dirti i pensieri che ho rimuginato in questi ultimi giorni sulla mia vita — Se i nostri cuori fossero sempre l’uno vicino all’altro, non mi capiterebbe certo di avere simili pensieri. II mio cuore trabocca del desiderio di dirti tante cose — Ahimè - ci sono momenti in cui sento che la parola è inadeguata — Cerca di essere serena — e sii per sempre il mio fedele unico tesoro, ii mio tutto, come io lo sono per te. Sono gli dèi che debbono provvedere, qualunque possa essere il nostro destino.

Il tuo fedele
Ludwig''




Una lettera del poeta inglese John Keats, uno dei più importanti esponenti del romanticismo.


''13 ottobre 1819.  Mia cara ragazza, in questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi. Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione. Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi assiste nell'allontanarti dalla mia mente anche per un breve momento. Sulla mia anima non riesco a pensare a nient'altro. È passato il tempo in cui avevo il potere di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita. Il mio amore mi ha reso egoista. Non posso esistere senza di te. Mi scordo di tutto salvo che di vederti ancora la mia vita sembra fermarsi lì non vedo oltre. Mi hai assorbito. In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto - sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto. Sarei spaventato di dovermi allontanare da te. Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Amore mio, cambierà? Non ho limiti ora al mio amore... Il tuo biglietto è arrivato proprio qui. Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo. Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro Religione - Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più. Potrei essere un martire per la mia religione - la mia religione è l'amore - potrei morire per questo. Potrei morire per te. Il mio credo è l'amore e tu sei il mio unico dogma. Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere; eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso "di ragionare contro le ragioni del mio amore". Non posso farlo più - il dolore sarebbe troppo grande. Il mio amore è egoista Non posso respirare senza di te. Tuo per sempre John Keats''






Lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe, intorno al 1775, ebbe una relazione con Charlotte von Stein, una donna dai rigidi costumi morali per cui Goethe scrisse alcune delle sue poesie più belle, ecco una lettera a lei dedicata.



''Il tuo amore è per me come la stella della sera e quella dei mattino: tramonta dopo il sole e sorge prima di esso. 
Come la stella polare che non tramonta mai, e intreccia sopra le nostre teste una corona eternamente viva. 
Prego gli dèi che mi concedano di non veder mai oscurato il cammino della mia vita.
La prima pioggia di primavera sciuperà la nostra passeggiata: ma rinverdirà le piante, e fra poco noi potremo rallegrarci del primo vento. Non abbiamo, finora, mai goduto insieme di una così bella primavera: Dio voglia che essa non si muti in autunno.
Addio. Verso mezzogiorno verrò a prendere sue notizie. Addio, cara, buona.''




Il poeta francese Paul Éluard, nel Marzo del 1929, dedica alla moglie Gala questa lettera piena di passione.

''Cecilia, molto bella e gentile, è stata dolce con me, ma senza di te non ho i miei bicchieri di smeraldo e di fuoco, e non ho ricavato da tutto questo che un disincanto incredibile, e tanta voglia di morire. La bellezza da sola non basta. Senza amore, tutto il resto è perduto, perduto, perduto, un insieme sgradevole di contrattempi e veleni ignobili e disgustosi.
Non c’è vita senza amore.
Ed io, mia piccola Gala, ti amo infinitamente.
Non credo affatto alla vita, credo in te. Questo universo che è mio e che si mescola alla morte non può entrarci che con te. E' fra le tue braccia che esisto. E dentro i tuoi occhi, fra i tuoi seni, fra le tue gambe che non mi spegnerò mai.
Il resto, è solo una grande miseria che sogna solo di crollare. Sono incredibilmente triste e confuso. Ho abusato troppo della vita. E ti amo troppo, lo dico con ardore, con fede, di sogno in sogno, ho cambiato universo, sono passato nel tuo.
Guardati nello specchio, e guarda gli occhi che amo, i seni che amo, il sesso che amo, le belle mani, ascolta come parli, mia unica amica, capisci perché comprendo solo il tuo linguaggio, perché ti lascio libera, e quale gioia ricavo dalla tua, perché ti voglio audace e forte e fatta a tua immagine e somiglianza, secondo la tua volontà che è anche la mia, e che si è meravigliosamente elevata, come la mia, sul nostro amore.
Ti adoro e ti abbraccio dappertutto.''

E dopo questo carico di amore e dolcezza vi saluto. 

Alla prossima, 
Lisa

lunedì 5 gennaio 2015

S.O.S. TISANA!

Care amiche le feste sono finite e tra cene, cenoni, pranzi e pranzetti ci sentiamo gonfie, il solo pronunciare la parola 'lenticchia' o 'zampone' crea in noi un attacco di panico!
Niente panico amiche!!!
Ho la soluzione che fa al caso vostro: tisane depurative.
Le tisane sono preparati di erbe, da mettere in infusione nell'acqua calda, con molte proprietà benefiche.
Ci sono infinite combinazioni di tisane e tutte sono un aiuto per la nostra salute e anche per il nostro umore.
Oggi (dato il periodo appena passato) ci focalizziamo sulle tisane depurative, a cosa servono? A eliminare tutte le tossine presenti nei reni, nel fegato e nella pelle.
Potete trovare le tisane nei supermercati normali, già pronte in bustine (come quelle del tè) oppure in erboristeria potete richiedere gli ingredienti per fare gli infusi a casa vostra, in base al vostro gusto!
Mi raccomando per l'effetto positivo di una tisana è consigliato assumere una tazza per tre volte al giorno, per almeno tre settimane.


Per aiutare il vostro fegato avete bisogno di tisane a base di menta oppure di carciofo.
Personalmente ho provato la tisana a base di menta e l'ho trovata buonissima, oltre a essere funzionale per il fegato, se siete anche un po' raffreddate è perfetta!!!


Se invece avete un po' di impurità sulla vostra pelle (come brufoli o acne) le tisane a base di salvia o ortica sono un validissimo aiuto!
Ho provato, tempo fa, una tisana a base di ortica e inizialmente non ero molto entusiasta perché non ha un gran sapore ma gli effetti si vedono in pochissimi giorni perciò ne vale la pena. ;)



Per i reni le tisane a base di mirtillo sono semplicemente perfette! Le ho provate durante queste vacanze e sono molto buone e si possono notare gli effetti subito, sono tra le mie tisane preferite!



Questi sono i miei consigli per eliminare un po' di tossine che portano tutti i cenoni delle feste e anche lo stress quotidiano. Se avrete occasione di provarle (o le avete già provate) aspettiamo i vostri commenti!!!
Un abbraccio
Lisa


domenica 4 gennaio 2015

La Passione di Artemisia


Care lettrici, cari lettori,

eccoci qui con un altro articolo, questa volta inerente ai libri. Diamo inizio allo spazio 'La biblioteca del nostro blog'. Benvenute/i!!
Oggi si parla di arte, donne, passione, colore, pittura e vita...


"La Passione di Artemisia" di Susan Vreeland è un romanzo storico che narra della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell'arte; racconta di una donna che, in un mondo totalmente ostile al genere femminile, riuscì ad imporre la sua arte e a difendere la sua visione del mondo e della vita. Un dramma dell'amore, di un odio irrefrenabile, della passione, descritto con le parole vibranti, ma allo stesso tempo dolci e delicate di Susan.
In realtà, oltre che la biografia di una donna che infranse tutte le regole del tempo per difendere la propria libertà, questo romanzo è una lettura preziosa del XVII secolo, dei suoi colori, delle sue tele, della sua luce e del potere dell'arte in ogni singola esistenza e in ogni singolo giorno. 
La narrazione inizia nel 1612: il pittore Orazio Gentileschi cita al tribunale dell'Inquisizione di Roma l'amico e collaboratore Agostino Tassi per aver violentato sua figlia, la diciottenne Artemisia. L'umiliazione dell'interrogatorio che mette in dubbio l'integrità e la sincerità della ragazza, la visita medica sotto lo sguardo di tutti e il tradimento del padre che in realtà pensa esclusivamente alla sua pittura, prima della salute e del benessere della figlia, sono soltanto alcuni degli aspetti emotivi analizzati dall’autrice. Al termine del processo la giovane viene sottoposta alla "sibilla", uno strumento di tortura che, progettato appositamente per i pittori "non può farti del male se dici la verità". Colpiscono le parole che descrivono la vergogna dello scandalo pubblico, ma soprattutto il comportamento di Orazio, che non solo non è solidale nei confronti di Artemisia, ma si preoccupa unicamente del fatto che ella resti materialmente danneggiata come pittrice, come se la figlia fosse una merce o un oggetto, diventato momentaneamente inabile e inutilizzabile. Sarà questo episodio a segnare le dita e la vita di Artemisia : un marchio che si porterà addosso per sempre. 
Per sfuggire la vergogna di una Roma puritana e maschilista, Artemisia viene costretta a sposare uno sconosciuto, scelto dal padre, Pierantonio Stiattesi. Pittore anch’egli, di animo gentile e nobile, fa nascere nel cuore della giovane moglie la speranza che un giorno avrebbe potuto nascere un amore sincero tra loro. Tuttavia, nonostante qualche momento di tenerezza e la nascita di una bambina, Palmira, il rapporto tra i due non è facile, soprattutto perché per Pietro è molto difficile accettare che la moglie si riveli inaspettatamente più brava di lui, e che avanti a lui venga accettata alla prestigiosa Accademia del Disegno a Firenze, come prima donna in assoluto nella storia. Artemisia è poi convocata a Genova dove le vengono commissionati alcuni dipinti che la portano ad avere un successo ancora maggior di quello ottenuto nella città fiorentina. Dopo aver vissuto alcuni anni in varie città d’Italia si trasferisce in Inghilterra, dove ritrova il padre alla fine del romanzo, chiudendo una sorta di cerchio. Questo padre, figura imponente e pesante fin dall'inizio, opprimente e severo, segna in modo indelebile l'intera esistenza di Artemisia, condizionandola e orientandola a suo piacimento. La giovane pittrice, oppressa da Orazio, violentata e maltrattata da Agostino, torturata durante un processo infinito, spogliata della sua identità, investe tutte le energie che le sono rimaste nella pittura, l'essenza stessa della sua vita.
Artemisia dipinge da quando è bambina : dipingere per lei è come allontanarsi dalla realtà, vivere in un altro mondo, vivere con maggiore intensità rispetto agli altri. Dipingere è un dono, che non tutti possiedono, è un modo di guardare ogni cosa con un’altra angolazione. L’arte fa riflettere, è forma, passione, colore, intensità, sfogo, innovazione, sentimento e sensibilità. E' lo strumento utilizzato da Artemisia per rialzarsi in piedi, per sfogarsi, per realizzarsi, per urlare, per far sentire la propria voce, per riscattarsi. Per inventarsi di nuovo, per diventare qualcuno. Per dimenticare, per nascondere, per cancellare, per superare una realtà orrenda davanti ai suoi occhi.


"Il viso assorto, e si intuisce che la passione è tutta lì, nello sguardo abbassato sulle mani che sfiorano uno strumento musicale" : questa è la passione di cui parla Susan Vreeland, quella della Santa Cecilia dipinta da Artemisia, quella dell’artista stessa, quella dell’osservatore e quella del lettore. Di chi si immedesima nelle figure piene di plasticità e forza vitale della prima pittrice donna ‘ufficiale’ della storia dell’arte, di colei che ha dato inizio al cambiamento, di colei che ce l’ha fatta.
Artemisia osserva, riflette, guarda le cose da una prospettiva diversa. Improvvisamente diventa Giuditta che uccide Oloferne (non avrebbe forse lei ucciso volentieri Agostino Tassi?). Si trasforma in Susanna guardata con lascivia dai vecchioni e un attimo dopo, suo malgrado, in Lucrezia che si uccide per la vergogna dello stupro.
E' la donna del colore, delle sfumature, di quel chiaroscuro che parla da solo, di quelle sensazioni così forti che sfondano la tela invece di posarvisi semplicemente sopra. E' la donna della rinascita, delle nuove speranze, della risurrezione. Sta qui a dirci, da lontano, da un'altra epoca, che è possibile rialzarsi, quasi sempre. Basta crederci in fondo, e affidarsi a quello che sappiamo fare meglio. Nel suo caso, dipingere.






Come le figure femminili dei quadri di Artemisia balzano fuori dalle cornici prendendo una vita propria sotto il pennello della pittrice, così il personaggio di Artemisia esce fuori vivido e colorato dalla penna di Susan Vreeland. 
Questo è un libro per le donne che parla di donne. Ed è anche un libro "visivamente" straordinario, per la capacità che ha l’autrice di farci vedere non solo i colori che Artemisia sparge sulla tela, ma anche uomini e paesaggi attraverso gli occhi di una donna che dice con passione, la sua passione, "è meglio essere assetati di bellezza e comprenderla, che essere belli e basta".

Buona lettura, amiche/amici!!!

Alla prossima, 
Chiara