domenica 4 gennaio 2015

La Passione di Artemisia


Care lettrici, cari lettori,

eccoci qui con un altro articolo, questa volta inerente ai libri. Diamo inizio allo spazio 'La biblioteca del nostro blog'. Benvenute/i!!
Oggi si parla di arte, donne, passione, colore, pittura e vita...


"La Passione di Artemisia" di Susan Vreeland è un romanzo storico che narra della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell'arte; racconta di una donna che, in un mondo totalmente ostile al genere femminile, riuscì ad imporre la sua arte e a difendere la sua visione del mondo e della vita. Un dramma dell'amore, di un odio irrefrenabile, della passione, descritto con le parole vibranti, ma allo stesso tempo dolci e delicate di Susan.
In realtà, oltre che la biografia di una donna che infranse tutte le regole del tempo per difendere la propria libertà, questo romanzo è una lettura preziosa del XVII secolo, dei suoi colori, delle sue tele, della sua luce e del potere dell'arte in ogni singola esistenza e in ogni singolo giorno. 
La narrazione inizia nel 1612: il pittore Orazio Gentileschi cita al tribunale dell'Inquisizione di Roma l'amico e collaboratore Agostino Tassi per aver violentato sua figlia, la diciottenne Artemisia. L'umiliazione dell'interrogatorio che mette in dubbio l'integrità e la sincerità della ragazza, la visita medica sotto lo sguardo di tutti e il tradimento del padre che in realtà pensa esclusivamente alla sua pittura, prima della salute e del benessere della figlia, sono soltanto alcuni degli aspetti emotivi analizzati dall’autrice. Al termine del processo la giovane viene sottoposta alla "sibilla", uno strumento di tortura che, progettato appositamente per i pittori "non può farti del male se dici la verità". Colpiscono le parole che descrivono la vergogna dello scandalo pubblico, ma soprattutto il comportamento di Orazio, che non solo non è solidale nei confronti di Artemisia, ma si preoccupa unicamente del fatto che ella resti materialmente danneggiata come pittrice, come se la figlia fosse una merce o un oggetto, diventato momentaneamente inabile e inutilizzabile. Sarà questo episodio a segnare le dita e la vita di Artemisia : un marchio che si porterà addosso per sempre. 
Per sfuggire la vergogna di una Roma puritana e maschilista, Artemisia viene costretta a sposare uno sconosciuto, scelto dal padre, Pierantonio Stiattesi. Pittore anch’egli, di animo gentile e nobile, fa nascere nel cuore della giovane moglie la speranza che un giorno avrebbe potuto nascere un amore sincero tra loro. Tuttavia, nonostante qualche momento di tenerezza e la nascita di una bambina, Palmira, il rapporto tra i due non è facile, soprattutto perché per Pietro è molto difficile accettare che la moglie si riveli inaspettatamente più brava di lui, e che avanti a lui venga accettata alla prestigiosa Accademia del Disegno a Firenze, come prima donna in assoluto nella storia. Artemisia è poi convocata a Genova dove le vengono commissionati alcuni dipinti che la portano ad avere un successo ancora maggior di quello ottenuto nella città fiorentina. Dopo aver vissuto alcuni anni in varie città d’Italia si trasferisce in Inghilterra, dove ritrova il padre alla fine del romanzo, chiudendo una sorta di cerchio. Questo padre, figura imponente e pesante fin dall'inizio, opprimente e severo, segna in modo indelebile l'intera esistenza di Artemisia, condizionandola e orientandola a suo piacimento. La giovane pittrice, oppressa da Orazio, violentata e maltrattata da Agostino, torturata durante un processo infinito, spogliata della sua identità, investe tutte le energie che le sono rimaste nella pittura, l'essenza stessa della sua vita.
Artemisia dipinge da quando è bambina : dipingere per lei è come allontanarsi dalla realtà, vivere in un altro mondo, vivere con maggiore intensità rispetto agli altri. Dipingere è un dono, che non tutti possiedono, è un modo di guardare ogni cosa con un’altra angolazione. L’arte fa riflettere, è forma, passione, colore, intensità, sfogo, innovazione, sentimento e sensibilità. E' lo strumento utilizzato da Artemisia per rialzarsi in piedi, per sfogarsi, per realizzarsi, per urlare, per far sentire la propria voce, per riscattarsi. Per inventarsi di nuovo, per diventare qualcuno. Per dimenticare, per nascondere, per cancellare, per superare una realtà orrenda davanti ai suoi occhi.


"Il viso assorto, e si intuisce che la passione è tutta lì, nello sguardo abbassato sulle mani che sfiorano uno strumento musicale" : questa è la passione di cui parla Susan Vreeland, quella della Santa Cecilia dipinta da Artemisia, quella dell’artista stessa, quella dell’osservatore e quella del lettore. Di chi si immedesima nelle figure piene di plasticità e forza vitale della prima pittrice donna ‘ufficiale’ della storia dell’arte, di colei che ha dato inizio al cambiamento, di colei che ce l’ha fatta.
Artemisia osserva, riflette, guarda le cose da una prospettiva diversa. Improvvisamente diventa Giuditta che uccide Oloferne (non avrebbe forse lei ucciso volentieri Agostino Tassi?). Si trasforma in Susanna guardata con lascivia dai vecchioni e un attimo dopo, suo malgrado, in Lucrezia che si uccide per la vergogna dello stupro.
E' la donna del colore, delle sfumature, di quel chiaroscuro che parla da solo, di quelle sensazioni così forti che sfondano la tela invece di posarvisi semplicemente sopra. E' la donna della rinascita, delle nuove speranze, della risurrezione. Sta qui a dirci, da lontano, da un'altra epoca, che è possibile rialzarsi, quasi sempre. Basta crederci in fondo, e affidarsi a quello che sappiamo fare meglio. Nel suo caso, dipingere.






Come le figure femminili dei quadri di Artemisia balzano fuori dalle cornici prendendo una vita propria sotto il pennello della pittrice, così il personaggio di Artemisia esce fuori vivido e colorato dalla penna di Susan Vreeland. 
Questo è un libro per le donne che parla di donne. Ed è anche un libro "visivamente" straordinario, per la capacità che ha l’autrice di farci vedere non solo i colori che Artemisia sparge sulla tela, ma anche uomini e paesaggi attraverso gli occhi di una donna che dice con passione, la sua passione, "è meglio essere assetati di bellezza e comprenderla, che essere belli e basta".

Buona lettura, amiche/amici!!!

Alla prossima, 
Chiara

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