Care lettrici, cari lettori,
eccoci qui con un altro articolo, questa volta inerente ai libri. Diamo inizio allo spazio 'La biblioteca del nostro blog'. Benvenute/i!!
Oggi si parla di arte, donne, passione, colore, pittura e vita...
"La Passione di Artemisia" di Susan Vreeland è un
romanzo storico che narra della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta
nella storia dell'arte; racconta di una donna che, in un mondo totalmente ostile
al genere femminile, riuscì ad imporre la sua arte e a difendere la sua visione del mondo
e della vita. Un dramma dell'amore, di un odio irrefrenabile, della passione, descritto
con le parole vibranti, ma allo stesso tempo dolci e delicate di Susan.
In realtà, oltre che la biografia di una
donna che infranse tutte le regole del tempo per difendere la propria libertà, questo romanzo è una lettura preziosa del XVII secolo, dei suoi colori, delle sue
tele, della sua luce e del potere dell'arte in ogni singola esistenza e in ogni
singolo giorno.
La narrazione inizia nel 1612: il pittore Orazio Gentileschi
cita al tribunale dell'Inquisizione di Roma l'amico e collaboratore Agostino Tassi per aver
violentato sua figlia, la diciottenne Artemisia. L'umiliazione
dell'interrogatorio che mette in dubbio l'integrità e la sincerità della
ragazza, la visita medica sotto lo sguardo di tutti e il tradimento del padre
che in realtà pensa esclusivamente alla sua pittura, prima della salute e del benessere della
figlia, sono soltanto alcuni degli aspetti emotivi analizzati dall’autrice. Al
termine del processo la giovane viene sottoposta alla "sibilla", uno strumento
di tortura che, progettato appositamente per i pittori "non può farti del male
se dici la verità". Colpiscono le parole che descrivono la vergogna dello scandalo pubblico, ma soprattutto il comportamento di
Orazio, che non solo non è solidale nei confronti di Artemisia, ma si preoccupa
unicamente del fatto che ella resti materialmente danneggiata come
pittrice, come se la figlia fosse una merce o un oggetto, diventato momentaneamente inabile e inutilizzabile. Sarà questo episodio a
segnare le dita e la vita di Artemisia : un marchio che si porterà addosso per
sempre.
Per sfuggire la vergogna di una Roma puritana e maschilista, Artemisia viene costretta a sposare uno sconosciuto, scelto dal padre, Pierantonio
Stiattesi. Pittore anch’egli, di animo gentile e nobile, fa nascere nel cuore
della giovane moglie la speranza che un giorno avrebbe potuto nascere un amore
sincero tra loro. Tuttavia, nonostante qualche momento di tenerezza e la
nascita di una bambina, Palmira, il rapporto tra i due non è facile,
soprattutto perché per Pietro è molto difficile accettare che la moglie si
riveli inaspettatamente più brava di lui, e che avanti a lui venga accettata alla prestigiosa
Accademia del Disegno a Firenze, come prima donna in assoluto nella storia. Artemisia è poi convocata
a Genova dove le vengono commissionati alcuni dipinti che la portano ad avere
un successo ancora maggior di quello ottenuto nella città fiorentina. Dopo aver
vissuto alcuni anni in varie città d’Italia si trasferisce in Inghilterra, dove
ritrova il padre alla fine del romanzo, chiudendo una sorta di cerchio. Questo padre, figura imponente e pesante fin dall'inizio, opprimente e severo, segna in modo indelebile l'intera esistenza di Artemisia, condizionandola e orientandola a suo piacimento. La giovane pittrice, oppressa da Orazio, violentata e maltrattata da Agostino, torturata durante un processo infinito, spogliata della sua identità, investe tutte le energie che le sono rimaste nella pittura, l'essenza stessa della sua vita.
Artemisia dipinge da quando è bambina : dipingere per lei è come allontanarsi
dalla realtà, vivere in un altro mondo, vivere con maggiore intensità
rispetto agli altri. Dipingere è un dono, che non tutti possiedono, è un modo
di guardare ogni cosa con un’altra angolazione. L’arte fa riflettere, è forma,
passione, colore, intensità, sfogo, innovazione, sentimento e sensibilità. E' lo strumento utilizzato da Artemisia per rialzarsi in piedi, per sfogarsi, per realizzarsi, per urlare, per far sentire la propria voce, per riscattarsi. Per inventarsi di nuovo, per diventare qualcuno. Per dimenticare, per nascondere, per cancellare, per superare una realtà orrenda davanti ai suoi occhi.
"Il
viso assorto, e si intuisce che la passione è tutta lì, nello sguardo abbassato
sulle mani che sfiorano uno strumento musicale" : questa è la passione di cui
parla Susan Vreeland, quella della Santa Cecilia dipinta da Artemisia, quella
dell’artista stessa, quella dell’osservatore e quella del lettore. Di chi si
immedesima nelle figure piene di plasticità e forza vitale della prima pittrice
donna ‘ufficiale’ della storia dell’arte, di colei che ha dato inizio al
cambiamento, di colei che ce l’ha fatta.
E' la donna del colore, delle sfumature, di quel chiaroscuro che parla da solo, di quelle sensazioni così forti che sfondano la tela invece di posarvisi semplicemente sopra. E' la donna della rinascita, delle nuove speranze, della risurrezione. Sta qui a dirci, da lontano, da un'altra epoca, che è possibile rialzarsi, quasi sempre. Basta crederci in fondo, e affidarsi a quello che sappiamo fare meglio. Nel suo caso, dipingere.
Come le figure femminili dei quadri di Artemisia balzano fuori
dalle cornici prendendo una vita propria sotto il pennello della pittrice, così il
personaggio di Artemisia esce fuori vivido e colorato dalla penna di Susan
Vreeland.
Questo è un libro per le donne che parla di donne. Ed è anche un
libro "visivamente" straordinario, per la capacità che ha l’autrice
di farci vedere non solo i colori che Artemisia sparge sulla tela, ma anche
uomini e paesaggi attraverso gli occhi di una donna che dice con passione, la sua passione, "è meglio essere assetati di bellezza e comprenderla, che essere belli e
basta".
Buona lettura, amiche/amici!!!
Alla prossima,
Chiara






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